Logistica & Supply Chain Management, Operations

Le variabili che incidono sulla decisione di terziarizzare la Logistica

Negli ultimi anni la Logistica ha rappresentato per molte imprese un fattore critico di successo. In alcuni settori, tuttavia, il peso della Logistica è abbastanza influente al punto che alle aziende che vi operano non fa alcuna differenza tenerla in casa oppure affidarla a terzi. L’articolo che segue vuole spiegare come, a partire da due variabili chiave (strategia ed economie di scala), la decisione di affidare la Logistica a terzi o gestirla in proprio cambia.

 

Quando si deve decidere se esternalizzare, alla base della decisione c’è sempre una componente strategica e, quando entra in ballo la logistica, al concetto di strategia si somma quello di massa critica (a cui si associa il tema delle economie di scala). Ecco allora che le decisioni che riguardano la possibilità di gestire la logistica in casa, o meno, assumono connotazioni sempre più complesse, dal momento che ai temi di tipo strategico si affiancano quelli di tipo operativo.

Si deve partire da due caratteristiche tra loro distanti (la strategia e le economie di scala) per convergere successivamente sul problema vero e proprio dell’outsourcing. La decisione se ricorrere o meno all’outsourcing può essere presa individuando quattro quadranti di una matrice (Fig.1) in cui si identificano due variabili chiave:

  • La rilevanza strategica della logistica per l’azienda;
  • L’efficienza con cui sta operando la logistica in azienda.

Fig.1 – La matrice strategia/efficienza individua quattro situazioni in cui si possono trovare le imprese nel momento in cui si propongono di terziarizzare le proprie attività logistiche.

Terziarizzazione logistica

Nel dettaglio si possono individuare quattro situazioni:

  • Quadrante 1: fanno parte di questo gruppo le imprese in cui la logistica svolge un ruolo marginale e, nello stesso tempo, tali aziende non investono, non richiedono prestazioni elevate, non stimolano l’efficienza. Tipico è il caso di imprese manifatturiere che operano su commessa. Tali realtà, finito di costruire il prodotto devono trasportarlo dal cliente. La natura dei beni prodotti non implica la necessità di disporre di magazzini di gestione delle scorte, né di cicli dell’ordine. Il costo elevato del prodotto giustifica anche una scarsa economicità dei trasporti, la sola variabile che viene gestita. Non vi sono aspetti critici in questo settore. Si potrebbe, infatti, terziarizzare la logistica oppure no, senza avere impatti rilevanti sull’azienda. Tenere la logistica in casa, tuttavia, è una decisione priva di senso.
  • Quadrante 2: le aziende che operano in questo settore devono fare i conti con criticità elevate. La logistica serve per competere e proprio per questo dovrebbe essere di primo livello. Invece non lo è, e questa posizione pesa in azienda. Non si può pensare che la situazione resti tal quale; occorre modificarla (al più presto), ovviamente in meglio. Da questo punto di vista le soluzioni sono sostanzialmente due: avviare un processo di ristrutturazione interna della logistica oppure tagliare i ponti alle spalle e decidersi ad esternalizzare il tutto. La decisione è certamente critica almeno quanto la situazione. Affidare la logistica a terzi rappresenta, senza dubbio, una soluzione facile da realizzare, immediata nei tempi e di risultato abbastanza certo. Far gestire ad un esterno una funzione cui è legato il successo della stessa azienda, potrebbe rivelarsi controproducente. Se si deve affidare ad un soggetto esterno la logistica, allora occorre cercare non un semplice prestatore logistico ma un partner con cui dividere benefici e angosce. Chiedere l’esclusiva di settore, se possibile, è preferibile.
  • Quadrante 3: in questo settore operano coloro che dedicano il loro tempo a razionalizzare una funzione (quella logistica, appunto), che, invece, non sembra meritare tanta attenzione. Il problema è che proprio questo quadrante rientra tra i “papapibili” alla terziarizzazione. E non è facile immaginare un buon logistico, che per giunta ha conseguito risultati importanti, che delega la gestione della “sua” creatura. In ogni caso, pur senza troppa fretta, è preferibile uscire.
  • Quadrante 4: in questo quadrante si fondono perfetta coerenza tra un corretto posizionamento strategico, scelte indovinate e abilità a realizzare le cose. Cosa fare allora? Una soluzione c’è per migliorare ulteriormente: fare logistica anche per altri. Si tratta di un vero e proprio terzismo al contrario. Non sono poi così rari i casi di grandi società logistiche che hanno avviato la loro attività “uscendo” dall’azienda in cui la funzione logistica era nata, percorrendo, poi, le vie della logistica svolta per terzi. Le grandi imprese di logistica giapponesi, per esempio, sono tutte di origini, per così dire, aziendali.

In definitiva le scelte sulla logistica si possono riassumere nello schema di Fig. 2., percui:

  • In corrispondenza del quadrante 1 (Fig.1), la soluzione migliore è terziarizzare;
  • In corrispondenza del quadrante 2 (Fig.2), la soluzione migliore è gestire la logistica in casa oppure stringere accordi di partnership;
  • In corrispondenza del quadrante 3 (Fig.1), la soluzione migliore è gestire la logistica in proprio oppure terziarizzare;
  • In corrispondenza del quadrante 4 (Fig.1), la soluzione migliore è gestire la logistica in proprio lavorando anche per altri.

Fig.2 – Le conseguenze della matrice strategia/efficienza portano a quattro diversi comportamenti. Si noti il quadrante in alto a destra; se si è particolarmente efficienti, perché non lavorare anche per altri?

Terziarizzazione logistica_1

BIBLIOGRAFIA:

Ferrozzi, C., Shapiro, R., “Dalla logistica al supply chain management”, ISEDI, Torino.

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