Human Resources

Il workers-buy-out: quando i lavoratori diventano soci

Di recente la cronaca ha portato alla ribalta il caso di una nota azienda dolciaria i cui proprietari stranieri hanno deciso di chiudere e spostare la produzione all’estero, gettando nel panico i lavoratori che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro. Ma cosa succederebbe se gli stessi lavoratori diventassero soci dell’azienda? Di questo si parlerà nell’articolo che segue.

Recentemente il caso della Pernigotti è stato protagonista di molti articoli di cronaca per la decisione della proprietà turca di chiudere lo stabilimento italiano di Novi Ligure e spostare la produzione all’estero. Una simile decisione ha gettato nello sconforto i lavoratori, che potrebbero perdere il proprio posto di lavoro.

I periodi negativi possono far parte della vita di un’impresa e i motivi che ne stanno alla base possono essere molteplici (calo delle vendite, elevati costi di produzione, tecnologie fatiscenti, livello di indebitamento etc…), l’importante comunque è sempre rialzarsi. Quando le aziende attraversano fasi critiche, la parola che spesso ricorre nei pensieri di imprenditori e managers è riorganizzazione. La riorganizzazione può risiedere tanto nel cosciente raggiungimento da parte dell’impresa di una fase anagrafica, strategica o patrimoniale di “stallo” (per il cui superamento è necessario una modifica del suo assetto), quanto nel verificarsi involontario di eventi negativi. Questa seconda ipotesi interessa da vicino i lavoratori della Pernigotti. I cattivi risultati economici degli ultimi anni e la “natura” dell’azienda c.d. di “ricorrenza” (trattandosi di un’azienda che lega la sua produzione per lo più a Natale e Pasqua) sono le motivazioni che hanno spinto la proprietà turca a comunicare la decisione di chiudere lo stabilimento piemontese e spostare la produzione all’estero.

Cosa fare in questi casi? E se i lavoratori per mantenere il proprio posto di lavoro decidessero di investire nell’azienda diventando soci? In una simile circostanza lo scenario che si aprirebbe è quello di un cambio di proprietà da parte dell’impresa e la presenza di un investitore istituzionale (SGR, Fondi Comuni di Investimento, Banche d’Affari) che supporti finanziariamente il cambiamento dell’assetto proprietario, sostenendo il nuovo gruppo imprenditoriale nell’acquisizione dell’attività ceduta. Sotto il profilo terminologico, tale operazione prende il nome di employees o workers buy-out [1] (WBO). Si tratta, infatti, di un avvicendamento della compagine azionaria in cui i lavoratori (workers, appunto) si sostituiscono alla precedente proprietà e, supportati dall’intervento di investitori istituzionali (che assicurano le risorse finanziarie necessarie alla continuazione dell’azienda), acquisiscono quote azionarie dell’impresa investendo i propri beni personali. In questo modo i lavoratori mantengono il proprio posto di lavoro, ed essendo diventati azionisti dell’impresa, si ritagliano una posizione di rilievo nelle decisioni strategiche. In altri termini, il destino dell’impresa è in mano ai lavoratori che devono fare tutto ciò che è in loro potere per rilanciare l’azienda. Sono i lavoratori (operai, impiegati, quadri, dirigenti) che prima erano legati alla proprietà da un contratto di lavoro di tipo subordinato, a diventare ora padroni del proprio destino. Ciascuno con le personali competenze specifiche apporta il proprio contributo alla causa aziendale e contribuisce a mantenerla. Chi crede nell’azienda e nei prodotti che essa realizza sarà certamente motivato a risollevarne le sorti e a predisporre piani di sviluppo nel lungo termine: faber est suae quisque fortunae.

La Pernigotti, così come molte altre aziende storiche italiane (come ad esempio la Lotto), potrebbe non solo sopravvivere, ma anche rilanciarsi nello scenario competitivo globale. Se davvero l’azienda, come riportano tutti i principali mass-media, rischia di chiudere i battenti, allora mi viene da chiedere a coloro che, negli anni, hanno portato avanti il nome di questa società, perché non scommettere in prima persona sulle sorti di questa impresa diventandone soci? La risposta a questa domanda ce la darà il futuro, ma ciò che mi preme dire è che se mi trovassi nei panni di uno dei lavoratori della Pernigotti, la decisione di ricorrere ad un’operazione di workers buy-out la prenderei seriamente in considerazione. Questo è il mio pensiero ma non è detto che io sia l’unico a pensarla così. Chissà se qualcuno di loro ci avrà pensato?

BIBLIOGRAFIA:

Gervasoni, A., Sattin, F.L., “Private Equity e Venture Capital. Manuale di investimento nel capitale di rischio”, Guerini Studio, Milano, 2006.

[1] Tali operazioni vengono fatte rientrare nella macro-categorie dei buy out, all’interno della quale è possibile individuare differenti sottospecie, sulla base delle caratteristiche riscontrabili nella nuova proprietà. Nel caso di workers buy-out (WBO) si tratta di un’operazione di management buy-in (MBI) poiché è un gruppo manageriale interno all’azienda ad assumerne il controllo; se invece ad assumere il controllo dell’azienda è un gruppo manageriale esterno, si tratta di operazioni di management buy-out (MBO).

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