Controllo di Gestione

Il Budget di Produzione

Che cos’è il Budget di Produzione? Quali sono i fattori determinanti? Quali tipologie di costi devono essere considerati per redigere il Budget di Produzione? Sono questi gli interrogativi a cui si cercherà di dare una risposta nell’articolo che segue.

Un budget di produzione viene espresso in unità fisiche. Spesso esso è semplicemente un budget di vendita adattato per qualunque cambiamento nelle scorte. L’andamento fluttuante provocato dalla stagionalità delle vendite viene di solito livellato nella previsione di produzione con l’obiettivo di stabilizzare la manodopera, per non provocare deficienze di prodotti finiti, servizio inefficiente alla clientela o scorte eccessive. Il budget di produzione così come altri budget sarà suddiviso per mesi o trimestri. Il budget dettagliato dovrebbe essere ulteriormente suddiviso per “centri” di lavoro per poter fare dei confronti con la produzione effettiva. Il tipo di suddivisione è influenzato dalla disposizione degli impianti, dal tipo di produzione e da altri fattori. Per un’azienda che lavora solo su commessa, le previsioni non possono essere molto analitiche: si tratta, in questo caso, di essere pronti a produrre quando si ricevono gli ordini. Se ci sono pezzi standardizzati, tuttavia, la produzione può spesso essere programmata come nelle aziende che producono in serie. Quando si realizzano commesse speciali, la programmazione del lavoro di fabbrica è di primaria importanza per prevenire ritardi e per sfruttare a pieno i mezzi di produzione. Il coordinamento del budget di produzione con il budget delle vendite è di estrema importanza, se manca tale collegamento, produzione e vendite non andrebbero di pari passo. Il settore commerciale può concentrare i propri sforzi sulla quantità e non considerare l’economicità delle vendite. Il personale di vendita può focalizzarsi sulla vendita di ciò che ritiene dia maggiore utile e tralasciare i prodotti che l’azienda – dati certi macchinari – è costretta a fabbricare. Quando la concorrenza si fa pressante e diventa inevitabile ridurre i prezzi, la direzione cerca di ridurre i costi di produzione. Dal momento che non è possibile ridurre i costi dei salari, la riduzione è possibile solo mediante un’attenta programmazione e con la fissazione di cicli di lavoro. Si deve attuare uno sforzo costante per la ricerca di mezzi che consentano di produrre più efficientemente e di risparmiare sui costi. Ogni guadagno in efficienza si rifletterà sugli utili aziendali. Il budget di produzione ha a che fare con la programmazione delle operazioni, con la determinazione della quantità, e con la fissazione dei livelli massimi e minimi delle scorte di materie prime e di prodotti finiti. Per quanto riguarda il budget del magazzino prodotti finiti esso dipenderà:

  • Dalle tipologie ed esigenze del settore in cui l’azienda è inserita;
  • Dalle capacità della funzione di produzione di rispondere, tempestivamente, alle richieste provenienti dal commerciale e dalla maggiore o minore programmabilità dei piani di vendita;
  • Dal costo finanziario connesso all’investimento in capitale circolante, rappresentato dalle scorte.

I volumi di produzione saranno calcolati a partire dal volume di vendita previsto addizionando le rimanenze finali di prodotti finiti e sottraendo le rimanenze iniziali di prodotti finiti.

La variabile critica del budget di produzione risulta la determinazione dei costi standard. I costi standard sono costi che riflettono ipotesi di svolgimento futuro della gestione e hanno come presupposto una chiara definizione:

  • Degli obiettivi da raggiungere (di efficienza, economicità…);
  • Delle condizioni operative standard della gestione (ossia modalità di svolgimento dei processi, caratteristiche dei fattori da impiegare, qualità e quantità dei prodotti…).

I costi standard si fondano sulla definizione delle condizioni di efficienza da conseguire sia a livello interno, nell’impiego delle risorse, sia esterno, nel prezzo di acquisizione delle risorse. Dopo aver definito le condizioni operative standard di carattere tecnico organizzativo (in termini di tecnologie, metodi di lavorazione, tempi di utilizzo della manodopera, etc…) si procede al calcolo del costo standard per fattori variabili. Il costo standard di ciascun fattore produttivo variabile si determina moltiplicando il coefficiente di impiego del fattore (a) per prezzo del fattore (a) e per il volume prodotto.

Per i costi fissi diretti ossia quelli che non variano al variare della produzione e sono attribuibili direttamente al prodotto considerato, non si riesce a calcolare lo standard fisico per unità di prodotto, cioè il coefficiente di impiego unitario da moltiplicare per i volumi di prodotto, così da stabilire un legame di causa-effetto fra consumi di fattore e volumi di produzione. Si pensi, ad esempio agli ammortamenti di attrezzature specifiche che producono un unico prodotto: in tal caso, il loro valore sarà indipendente, in un certo intorno definito dalla capacità produttiva dell’impianto, dai volumi effettivamente erogati del prodotto dal momento che è influenzato da variabili di obsolescenza tecnologica ed economica che determineranno una loro diminuzione di valore indipendentemente dai volumi generati. I costi fissi indiretti ossia quei costi generali a livello di settore produttivo, nella misura in cui vengono attribuiti al responsabile della produzione, non vengono assegnati al “prodotto”, ma per intero al settore/funzione (per esempio i costi del personale impiegatizio che segue la manodopera di stabilimento). I costi standard sono soggetti ad un periodo di validità solitamente annuale (o comunque, di anno in anno vanno verificati e revisionati, tenendo conto delle condizioni operative effettivamente realizzate nel corso del periodo) e costituiscono sia fondamentali “parametri” a preventivo per guidare i centri di costo produttivi verso gli obiettivi di efficienza stabiliti, sia insostituibili indicatori da confrontare, a consuntivo, con i risultati effettivamente conseguiti.

In conclusione, la struttura del budget di produzione riassume, per classi omogenee, la progressione dei costi industriali, suddividendoli in 2 categorie:

  1. a) costi variabili, fra cui rientrano i costi per le materie prime e i materiali in genere, la manodopera diretta, le utenze, (elettricità, forza motrice..);
  2. b) costi fissi, suddivisi in:

b1) costi fissi diretti di prodotti, che, pur non variando, entro un certo intervallo, al variare dei volumi, sono oggettivamente imputabili, nella loro interezza, ad un prodotto specifico: si pensi a titolo di esempio all’ammortamento delle attrezzature impiegate per un’unica produzione;

b2) costi fissi indiretti, sempre di carattere industriale, che fanno riferimento a quelle componenti di costo che sono attribuibili alla funzione produttiva nel suo insieme (ammortamento impianti comuni, manodopera indiretta, personale del settore produttivo…)

BIBLIOGRAFIA:

Matz, A., Curry, O.I., Frank, G.W. (2001), Manuale di Contabilità Industriale. Franco Angeli, Milano.

Ferrarese, P, Il Budget, in “La Gestione D’Impresa” a cura di Volpato, G., pp. 97-117, Cedam.

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