Controllo di Gestione

Il modello contabile dell’Activity-Based-Costing: una valida alternativa ai modelli contabili tradizionali

Sviluppatasi negli anni Ottanta, l’Activity-Based-Costing rappresenta il superamento dei modelli tradizionali di rilevazione contabile. Come si costruisce e quali sono le ragioni del suo sviluppo saranno i temi che verranno affrontati nel seguente articolo.

Premessa

I tradizionali modelli di rilevazione contabile hanno sempre avuto come limite quello di imputare arbitrariamente i costi generali utilizzando come criterio di attribuzione parametri di tipo volumetrico. I costi generali vengono ripartiti in base alla complessità dei prodotti, alla loro anzianità e alla loro dimensione. Infatti, se si considera il consumo di attività indirette provocato dai diversi prodotti, a parità di volume di produzione, di hanno tre tipologie di prodotti:

  • quelli più complessi: tali prodotti richiedono un maggior consumo di risorse per attività di approvvigionamento e logistica perché composti di più parti;
  • i prodotti nuovi: questi prodotti implicano maggiori costi di affinamento e perfezionamento del prodotto e maggiori costi legati alla cattiva qualità di esecuzione che i successivi affinamenti tendono a ridurre;
  • quelli più piccoli in termini di dimensioni spesso comportano una quota proporzionalmente più elevata di costi generali di ogni genere (il consumo di molte attività indirette è indifferente alla dimensione del prodotto).

Ciò è dovuto al fatto che i costi generali non sono proporzionali al volume di produzione. L’activity-Based-Costing, invece, sposta l’attenzione dal problema della ripartizione dei costi generali a quello della loro generazione. L’obiettivo di tale sistema di rilevazione contabile, dunque, è andare alla ricerca dei motivi per cui i costi si generano invece che cercare di perseguire un tentativo di equa loro attribuzione.

Come si costruisce l’Activity-Based-Costing

Per  andare alla ricerca delle cause per cui si generano i costi, i costi devono essere raggruppati per attività, perché queste rappresentano appunto l’insieme degli sforzi, e quindi delle risorse consumate, finalizzati a conseguire un certo risultato misurabile (come per esempio l’approvvigionamento di un materiale, il set up di un macchinario, la movimentazione di un lotto di prodotto, la spedizione ad un cliente). Il consumo delle risorse risulta così proporzionale, in qualche misura, al risultato dell’attività espresso tramite il cost driver, che rappresenta allo stesso tempo la causa del consumo delle risorse. Sintetizzando, le caratteristiche dell’Activity-Based-Costing possono essere riassunte come segue:

1- tutti i costi sono costi di prodotto;

2- i costi generali devono essere raggruppati per attività e non per area gestionale.

3- i costi delle attività indirette sono governati e conseguentemente attribuiti dai cost driver.

4- i cost driver esprimono una variabilità di lungo periodo che comunque non si realizza nel breve.

Per le sue caratteristiche, l’ ABC è uno strumento idoneo alla valutazione della redditività dei prodotti nell’assunzione di decisioni di lungo periodo che riguardano gli stessi (si pensi, ad esempio, al lancio, all’abbandono o al pricing di un prodotto) e non per scelte tipicamente di breve periodo come quelle relative all’impiego della capacità produttiva. L’Activity-Based-Costing prevede di raggruppare i costi in attività e di attribuire i costi delle attività ai prodotti sulla base dei cost driver, ossia dei consumi di attività provocati dai diversi prodotti.

Perchè ricorrere all’Activity-Based-Costing?

Di seguito verranno riportati i principali motivi che hanno permesso l’introduzione dell’Activity-Based-Costing.

1- La progressiva riduzione del peso percentuale dei costi diretti rispetto a quelli indiretti e alla conseguente crescente distorsione causata dai criteri volumetrici nell’esprimere la relazione di cause ed effetto tra consumi di risorse e processi di gestione.

2- Si differenzia dagli altri modelli per l’uso delle attività quale dimensione per l’attribuzione dei costi generali e per il tentativo di attribuire tutti ( o quasi ) i costi generali ai prodotti e non solo quelli industriali.

3- La disponibilità di dati per attività e la conoscenza dei cost driver permette di determinare costi e margini rispetto a oggetti diversi dai prodotti, quali canali distributivi, singoli clienti, zone geografiche ed altre dimensioni che potessero essere utili per individuare possibili azioni gestionali.

4- La logica che sta alla base della metodologia di rilevazione dell’ABC permette l’analisi dei costi per attività; questa intersecata con una classificazione delle attività in produttive e improduttive, consente di quantificare il grado di inefficienza dell’azienda espresso in termini di sprechi di risorse.

BIBLIOGRAFIA

Collini, P (2000), “L’analisi e il calcolo dei costi”, in “La Gestione d’impresa”, pp. 119-168, CEDAM, Padova

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