Finanza

Come si calcola il WACC (Weigthed Average Cost of Capital) e a cosa serve?

Utilizzato per valutare la convenienza di un progetto o il valore di un’azienda o di un suo ramo, il WACC (meglio noto come Costo Medio Ponderato del Capitale) esprime il tasso al quale l’azienda deve remunerare i suoi finanziatori (azionisti, detentori di titoli di debito). L’articolo che segue ha l’obiettivo di analizzare nel dettaglio le componenti del WACC e di individuare le cause percui un suo utilizzo nella realtà italiana è complicato.

Definizione:

Il WACC (in italiano Costo Medio Ponderato del Capitale) è un tasso che esprime il costo del capitale di un’impresa, ovvero il tasso al quale l’azienda deve remunerare i suoi finanziatori (azionisti, detentori di titoli di debito). Da un punto di vista statistico, il WACC altro non è che la media ponderata dei “costi” del capitale di rischio e del capitale di debito, nel cui conteggio vanno ricomprese una serie di operazioni come ad es. immissioni o aumenti di capitale sociale, debiti bancari, obbligazioni, finanziamento soci ecc. (ad eccezione delle passività che non comportano interessi come i debiti v/fornitori). Per costo si intende l’ammontare che coloro che apportano le risorse finanziarie si attendono in quanto finanziatori dell’azienda. In altri termini, si potrebbe parlare di costo inteso come soglia minima di rendimento accettabile ai fini della profittabilità o della scelta di effettuare o meno un investimento.

Secondo la relazione rischio-rendimento, è evidente che maggiore è il profilo di rischio, maggiore sarà il livello di rendimento atteso dai finanziatori e questo inciderà negativamente sul WACC che sarà più alto.

La formula che permette di determinare Il WACC è la seguente:

FORMULA_WACC

DOVE:

kd * (1-t) = costo del debito al netto della fiscalità ( ovvero tasso di interesse al netto della deducibilità fiscale degli interessi passivi)
D = valore del debito gravato da interessi
E = valore dell’Equity (patrimonio netto)
ke = costo del capitale proprio o di rischio

E’ opportuno precisare che per Debito si intende la Posizione Finanziaria Netta (PFN) e che la somma E+D ha senso solo il debito finanziario netto è positivo. Nel caso in cui il debito sia negativo, ossia nel caso in cui la società abbia cassa, allora il costo medio ponderato del capitale sarà pari al Ke.che avrà un peso del 100%.

Si tratta ora di esaminare in dettaglio i singoli elementi che compongono il WACC.

Ke (costo del capitale proprio)

Il costo del capitale proprio si calcola quale somma del rendimento di titoli a rischio nullo (risk free) e di un premio per il rischio che è funzione della rischiosità sistematica dell’azienda oggetto di valutazione (coefficiente detto beta).

Tale tasso misura il rendimento/opportunità di investimenti alternativi del solo capitale di rischio effettuato in imprese comparabili ovvero con il medesimo rischio. Se per esempio tale tasso è pari all’ 8% vuol dire che l’investimento in tale azienda mi deve dare un rendimento almeno dell’ 8% dato che potrei ottenerlo investendo in altre imprese che hanno lo stesso profilo di rischio.

La formula per il calcolo è la seguente:

FORMULA_COSTO_CAPITALE_PROPRIO

DOVE:

Rf = tasso di interesse percepito sugli investimenti a rischio zero (risk free). Si tratta di investimenti in titoli di Stato ad alto rating. Nella scelta del tasso di riferimento è opportuno scegliere titoli di Stato dello stesso Paese in cui opera l’azienda oggetto di valutazione e considerare come orizzonte temporale lo stesso orizzonte temporale dell’investimento nell’azienda oggetto di valutazione (in genere 10 anni).

Β (Beta) =è la misura del rischio teorico di un titolo azionario rapportato all’intero mercato, sintetizzato da un indice azionario (il Mib30 o il Mibtel per l’Italia): in altri termini, è il coefficiente che misura il rischio della singola impresa rispetto a quello medio del mercato. A seconda dei diversi valori del Beta si avranno tre tipologie di titoli:

1) titolo aggressivo, che tende ad amplificare i movimenti del mercato (Beta>1);

2) titolo difensivo, che tende a smorzare i movimenti del mercato (Beta<1);

3) titolo neutro, che si muove esattamente come si muove il mercato (Beta=1).

Il Beta è un indicatore tipicamente borsistico facilmente calcolabile e ottenibile da database specializzati finchè si tratta di società quotate ma nel caso delle società non quotate la sua stima è più difficoltosa; per questo esistono due possibilità:

1) lo shadow beta: consiste nell’utilizzare lo stesso Beta di società simili quotate.

2) il Beta di settore: viene utilizzato il Beta tipico delle aziende quotate che operano nello stesso settore merceologico

Nel caso in cui l’azienda oggetto di valutazione non abbia nessuna omologa quotata o qualora i Beta di settore siano troppo generici per poter inquadrare adeguatamente la società oggetto (società target), si può considerare il Beta uguale a 1, ossia un moltiplicatore neutro rispetto al premio di rischio.

(Rm – Rf) = rappresenta il premio per il rischio di mercato, ossia lo spread applicabile sul tasso risk free perché l’investimento alternativo sia attraente. Nel caso di società quotate, tale spread è calcolabile mediante analisi statistiche. Nel caso di società non quotate, invece, il premio per il rischio è più elevato rispetto a quello calcolato per le società quotate per i seguenti motivi:

  • Regolamentazione: le imprese target non sono soggette a discipline e controlli particolari contrariamente alle società quotate che sono obbligate al rispetto delle norme in materia di trasparenza, tutela degli azionisti di minoranza etc..
  • Dimensioni: le società target sono più piccole rispetto a quelle quotate e per questo maggiormente sensibili ai normali rischi di mercato e imprenditoriali.

Kd (costo del capitale di debito)

Determinare Kd è abbastanza semplice dal momento che si tratta del costo effettivo del debito finanziario: tale costo si ottiene facendo la media ponderata di tutte le componenti del debito finanziario (dai mutui agli scoperti di conto corrente). Nel computo, tuttavia, va considerato anche l’effetto dello scudo fiscale del pagamento degli interessi, che abbassano il reddito imponibile.

Utilizzi del WACC

Il metodo del Costo Medio Ponderato del Capitale (WACC) viene utilizzato per i seguenti scopi:

1-nella valutazione d’azienda con il metodo del Discounted Cash Flow per attualizzare i flussi di cassa operativi. Tale metodo mi permette di determinare i flussi di cassa futuri generabili dall’azienda in un orizzonte temporale dato (in genere 5 o 10 anni) i quali vengono poi attualizzati a un opportuno tasso di sconto e sommati. Il valore finale dell’azienda sarà la risultante del valore attuale di tali flussi (diviso tra il valore attuale risultante dai flussi degli anni immediatamente successivi a quello di valutazione e il valore residuo per gli anni successivi a quelli previsti analiticamente) più la Posizione Finanziaria Netta (PFN) che dovrà essere sottratta se a debito, altrimenti verrà sommata se positiva.

2-per il calcolo del Valore Attuale Netto (VAN) di un progetto. Nella valutazione di un progetto la convenienza o meno ad effettuare l’investimento dipenderà dal confronto tra il rendimento del progetto e il WACC: se il rendimento del progetto sarà superiore al WACC l’investimento conviene, in caso contrario è meglio per l’azienda investire in progetti alternativi.

Limiti nell’applicazione del WACC

L’utilizzo ed il calcolo del WACC come tasso utilizzato per l’attualizzare i flussi futuri è un metodo molto utilizzato nella prassi e riconosciuto a livello internazionale, tuttavia, uno dei principali limiti risiede nel fatto che il WACC nasce nei paesi anglosassoni ed è utilizzato nei mercati internazionali dove la presenza di aziende quotate o comunque di grandi dimensioni è maggiore mentre, nella realtà italiana, costituita di piccole o micro aziende, determinare i singoli valori che formano il WACC non è facile (si pensi, per esempio, alla determinazione del beta).

Inoltre si deve aggiungere che quando si valuta un progetto, un investimento, un’azienda, una corretta determinazione dei flussi di cassa previsionali passa attraverso la redazione di un piano industriale che contenga dati di forecast quanto più veritieri e coerenti possibili con le reali prospettive di crescita aziendale.

BIBLIOGRAFIA

Gervasoni, A. Sattin, F.L. (2006), Private Equity e Venture Capital, Guerini Studio.

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